Questa parola in disuso della pittura è chiaro. E’ questo essere uomo. Con i nostri corpi e sensi. Con la nostra anima. Dare senso al mondo anche nell’assenza di un “senso” nel caso di Carlo Fantauzzi il senso del “suono” , l’udito è “udire con gli occhi” nella percezione totale , della totalità. La pittura è per lui, la via dell’essere e l’immagine è ritmo cioè musica, che restituisce Essere al mondo. La totalità assoluta dell’essere non ha sensi è unita in un solo senso. Passeggia nei sentieri del bosco nella sua Arpino, nella vita di ognuno di noi c’è un Arpino anche se si chiama con altro nome ,e vive l’emozione del suono come musicalità in quegli effetti di luce che trasfigurano la materia,la sciolgono in colore. E’ l’anima che comunica senza la mediazione dei “sensi” in questa atmosfera, come nel sogno senza parole, solo silenzio. Puo’ cosi’ evocare questo Stato, stato di Grazia e dar forma ai sogni, al mistero e al segreto della vita. L’Artista penetra, tavolta pericolosamente, nella profondità del mondo e della propria psiche.

Lo sforzo disperato per liberarsi della “superfice” delle cose e penetrare la materia per svelarne le strutture ultime, l’Essere. Una grave crisi appare segnare pesantemente questo passaggio di Millennio, dell’uomo e di un suo destino, dell’arte e dell’estetica, in modo più diretto della pittura.Condizione “terminale”che vive l’ultimo stadio che è annuncio di morte. La domanda sul “senso” si fa struggente e il dubbio è già paura, presentimento di inutilità, nella difficoltà ad avere “fiducia” di se. In gioco c’è il destino dell’uomo in questa civiltà della tecnica, o forse più giusto parlare soltanto di società della tecnica e il futuro dell’Arte. Noi crediamo che la tecnica debba essere ciò che è sempre stata strumento dell’uomo e non potere autonomo che lo domini e che la pittura, l’arte in questo processo possa adempiere alla sua funzione, anzi con più necessità. E’ in questa prospettiva che abbiamo visto il lavoro di Carlo Fantauzzi un pittore per il quale la pittura assume un valore assoluto e quindi riesce a farcene sentire lo straordinario potere di verità.

Diderot quando vuol far capire la natura nella pittura finge di scrivere la “Lettera ai Sordomuti” proprio perché i ciechi che percepiscono il colore attraverso la pelle i sordomuti che parlano con gli occhi in questo sviluppo di facoltà, ci guidano a ritrovare nella individua, assoluta realtà le forme e la totalità dell’Essere.

Elio Mercuri